Due cigni di Vicenza commuovono l’Italia: quando gli animali amano più degli uomini

Il cigno è stato trovato morto venerdì scorso nel laghetto superiore di Recoaro Terme; il sindaco si è deciso ad andare a fondo sulle cause della morte.

L’esemplare maschio del cigno è stato trovato riverso nell’acqua privo di vita, col collo spezzato. Le cause al momento sono ignote.

Le ipotesi sulla morte del cigno sono due: potrebbe essere stato ucciso a bastonate ma c’è anche la possibilità che sia rimasto incastrato con la testa nella ringhiera in ferro.

Intanto il sindaco di Recoaro Terme, Davide Branco, è deciso ad andare fino in fondo alla vicenda: “A noi interessa capire in che modo è morto l’esemplare maschio. Il timore è che possa essere stato ucciso, nel qual caso presenteremo una denuncia verso ignoti”.

La compagna del cigno non ha retto al dolore

Ma quello che è accaduto dopo la morte del maschio rende la storia ancora più triste. La compagna del cigno infatti non ha retto al dolore.

Dalle parole del sindaco Branco: “La femmina si è lasciata morire. Si vedeva che stava male, non mangiava più e temevamo finisse così”.

Questa specie ha nelle sue caratteristiche l’instaurazione di rapporti monogamici che durano molti anni e formano legami forti. Il dolore per la perdita del compagno è quindi molto forte.

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La famiglia di cigni era composta anche da due figli che erano in un laghetto un po’ più distante e che ora verranno trasferiti al posto dei genitori nel laghetto superiore.

I corpi dei due cigni adesso sono stati trasferiti all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie per le analisi previste in questi casi. Si attende un referto e delle risposte.

Intanto il sindaco ha già annunciato che entro l’anno verranno installate delle telecamere di sorveglianza per controllare la sicurezza e il benessere degli animali.

DiscoverEU, l’Unione Europea regala biglietti per visitare l’Europa: ecco come ottenerli

Dopo il successo del 2018 torna anche quest’anno DiscoverEU: l’Unione Europea regala biglietti per visitare l’Europa. La scadenza per l’invio della domanda è vicina.

L’anno passato sono stati consegnati circa 30.000 biglietti che hanno permesso ai giovani di viaggiare all’interno dell’Unione Europea.

L’iniziativa 2019 mette a disposizione 20.000 biglietti per lo più legati agli spostamenti in treno, anche se ci sono delle eccezioni consentite per chi abita su isole o in zone remote.

Le domande potranno essere presentate durante due tornate di candidature, poi l’Unione Europea aggiudicherà i biglietti ai candidati selezionati.

Come ottenere i biglietti per visitare l’Europa

I protagonisti di questo concorso sono i giovani nati tra il 2 luglio 2000 (incluso) e il 1 luglio 2001 (incluso), con cittadinanza in uno degli stati membri dell’UE.

Al momento dell’iscrizione online i giovani partecipanti dovranno inserire o il numero del documento di identità oppure quello del passaporto.

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Le opzioni di viaggio sono da soli o in gruppo (massimo di 5 persone) e una volta selezionati si potrà viaggiare per un tempo massimo di 30 giorni nel periodo tra il primo agosto 2019 e il 31 gennaio 2020.

In caso di disabilità o malattie invalidanti che possano rendere difficile viaggiare, DiscoverEU offre delle condizione speciali: nessuno è escluso.

Dopo la selezione si diventa dei veri e propri ambasciatori DiscoverEU e l’invito per tutti i viaggiatori è condividere le proprie esperienze di viaggio sui social utilizzando l’hashtag #DiscoverEU.

Non solo, si può decidere anche di incontrare altri viaggiatori DiscoverEU e per farlo basterà iscriversi al gruppo FB dedicato e combinare i viaggi.

La nuova tornata di iscrizione è iniziata alle 12 (CEST) del 2 maggio e finirà alle ore 12 (CEST) del 16 maggio 2019.

Per partecipare basterà cliccare su questa pagina e iscrivervi. Quindi ragazzi non ci resta che augurarvi buona fortuna!

In Russia non ci stanno: Chiesa ortodossa contro i vaccini obbligatori

In Russia alcuni legislatori hanno proposto l’introduzione dell’obbligo vaccinale nei bambini, una norma che renderebbe difficoltosa l’opposizione dei genitori contrari alla vaccinazione dei figli.

In Italia l’obbligo è già vigente e conosciamo tutte le contestazioni nate negli ultimi anni a seguito della legge Lorenzin.

La Chiesa Ortodossa Russa però ha deciso di intervenire rilasciando una dichiarazione in cui si oppone pubblicamente a questa legislazione proposta.

Il comunicato è stato rilasciato dalla Commissione Patriarcale sulla Famiglia e Protezione della Maternità e dell’Infanzia, un ente di consulenza ufficiale che riporta al capo della Chiesa ortodossa russa: il Patriarca Kirill.

Il comunicato della Chiesa russa ortodossa

Il sito russian-faith.com ha pubblicato il comunicato in lingua originale della Commissione Patriarcale sulla Famiglia e Protezione della Maternità e dell’Infanzia.

Sui diritti dei genitori nel campo della salute dei bambini e dell’immunoprofilassi. Dichiarazione della Commissione patriarcale sulla Famiglia e Protezione della Maternità e dell’Infanzia

La Commissione Patriarcale per la Famiglia, la Maternità e l’Infanzia ha ricevuto appelli a esprimere una posizione riguardo la discussione pubblica sulle misure proposte da singoli legislatori, rappresentanti di dipartimenti governativi e specialisti, con la finalità di aumentare la copertura nella popolazione – soprattutto nei bambini – con vaccini preventivi.

Recentemente, in occasione di eventi di alto livello, sono state proposte alla discussione pubblica delle misure, in particolare:

– limitazione del diritto dei genitori a dare il consenso volontario informato alla vaccinazione preventiva dei bambini o a poterla rifiutare;

– limitazione dei diritti dei bambini non vaccinati a poter frequentare le scuole o altri servizi educativi;

– introduzione di tesserini vaccinali obbligatori per i bambini (compresi documenti elettronici) dove sia riportato il motivo del rifiuto di queste o altre vaccinazioni;

– limitazione delle informazioni fondamentali, anche critiche, nei confronti della prevenzione vaccinale.

A questo proposito, la Commissione patriarcale ritiene necessario dichiarare quanto segue: “La Chiesa ortodossa ha sempre mostrato rispetto per le attività mediche, che si basano sul ministero dell’amore, volto a prevenire e alleviare la sofferenza umana” [1].

Grazie ai progressi della scienza medica, anche nel campo della prevenzione, sono diventati possibili la prevenzione e il trattamento di molte malattie, così come il serio sollievo delle sofferenze che queste portano alle persone.

La chiesa non vuole sostituirsi alla scienza

La chiesa non valuta né l’efficacia, né il rischio degli effetti collaterali di specifici interventi medici o farmaci. Questa valutazione è l’oggetto di ricerche basate su standard scientifici e e libere discussioni degli specialisti universitari. Allo stesso tempo, “La Chiesa mette in guardia contro i tentativi di assolutizzare qualsiasi teoria medica” [2], ricordando che le opinioni scientifiche sono in continuo sviluppo e sempre aperte a critiche valide, che possono portare a correzioni e, talvolta, a revisioni di idee date ormai per assodate.

Allo stesso tempo, la Chiesa non può esimersi dal valutare gli aspetti morali di questa sfera dell’attività umana. In particolare la sua posizione di basa su questo principio: “La relazione medico-paziente deve essere basata sul rispetto per l’integrità, la libera scelta e la dignità della persona. La manipolazione dell’uomo è inaccettabile anche in nome dei più nobili propositi”[3].

Prima di tutto, la preoccupazione per il benessere dei bambini, inclusa la loro salute, è affidata da Dio ai loro genitori. Lo Stato e la società dovrebbero rispettare la priorità dei diritti e delle responsabilità dei genitori, basate sulla presunzione della loro buona fede. Spetta ai genitori prendere le decisioni relative all’educazione dei bambini, alla loro istruzione e alla loro assistenza sanitaria. L’eccezione a questo principio può essere valida solo in presenza di azioni deliberatamente malvagie o criminali dei genitori.

Trattamento medico: il diritto di rifiutarlo dopo i crimini nazisti

Vale la pena ricordare che nei sistemi giuridici di diversi Paesi il riconoscimento della necessità di ottenere un consenso volontario informato prima di un intervento medico e il diritto di rifiutarlo è stato il risultato della condanna dei crimini nazisti nel processo di Norimberga, comprese le manipolazioni mediche imposte e gli esperimenti effettuati su persone. Da allora, il rispetto di questi principi etici e legali è diventato una caratteristica comune e presente in ogni società normale.

Questi principi sono riconosciuti dalla legge russa. Molte leggi federali proclamano il diritto dei genitori a dare il loro consenso volontario informato a un intervento medico sui loro figli, comprese le vaccinazioni preventive, o di rifiutarlo [4].

È noto che, insieme al rischio delle malattie infettive, esiste anche il rischio di gravi complicazioni – fino alla morte – a seguito della vaccinazione preventiva. In questa situazione, è il paziente stesso che dovrebbe fare la scelta. Nel caso di un bambino invece, sono i genitori coloro che dovrebbero fare una scelta a seconda di ciascun caso, tenendo conto dei consigli e delle raccomandazioni degli specialisti, nonché di altre informazioni. Nessuno ha il diritto di fare questa scelta al loro posto, neanche se guidata dalla comprensione ben informata del bambino.

Le valutazioni della Commissione patriarcale

La Commissione patriarcale ritiene che: – I genitori dovrebbero mantenere il diritto di prendere decisioni informate in merito alla salute dei loro figli, comprese le vaccinazioni preventive, senza subire alcuna pressione. La persecuzione dei genitori che esercitano questo diritto è inaccettabile.

– I genitori non dovrebbero essere costretti in alcun modo a indicare le ragioni su cui si basano le loro scelte. Le motivazioni di un intervento medico o il suo rifiuto devono rimanere un segreto medico protetto dalla legge.

– Il diritto dei bambini all’educazione, compresa la possibilità di studiare negli istituti scolastici, non dovrebbe essere limitato per la scelta dei genitori di rifiutare le vaccinazioni preventive sui di loro, eccetto nei casi in cui si verifichino malattie infettive di massa o la minaccia immediata di epidemie mortali.

– I genitori dovrebbero essere in grado di prendere le proprie decisioni, ricevendo e valutando in modo indipendente varie informazioni, incluse le informazioni critiche. Limitare la diffusione delle informazioni critiche sui vaccini non porterà ad un aumento della fiducia dei genitori nei professionisti e nel sistema sanitario. Tale fiducia sarà facilitata solo fornendo ai genitori apertamente e onestamente materiale che contenga informazioni complete, verificate e affidabili, comprese le informazioni sui rischi associati alla vaccinazione o a vaccinazioni specifiche.

A questo riguardo, la Commissione patriarcale per la Famiglia, la protezione della Maternità e dell’Infanzia non può sostenere le misure elencate in apertura.

Note: [1] The Foundations of the Social Concept of the Russian Orthodox Church, XI.1. [2] Ibid., Xi.3. [3] Ibid., Xi.3. [4] Art. 20 comma 2 della legge federale “Sui fondamenti della tutela della salute dei cittadini nella Federazione russa”, art. 5 p. 1 e art. 11 p. 2 della legge federale “Immunoprofilassi delle malattie infettive”, art. 7 p. 2 della legge federale “Prevenzione della diffusione della tubercolosi nella Federazione russa”, ecc.

La startup italiana che rivoluzionerà le strade: partito il test in Veneto

Una startup italiana ha lanciato una brillante idea nel campo dell’energia rinnovabile: una semplice frenata auto su speciali strisce stradali potrà essere trasformata in energia elettrica.

Le nostre strade sono piene di segnaletica stradale e allora perché non sfruttarla? La startup Undergound Power non si è lasciata scappare l’occasione e ha prodotto Lybra.

Come si legge sul loro sito, Lybra, è un rallentatore stradale intelligente inserito filo asfalto nelle aree dove i veicoli devono obbligatoriamente rallentare per mantenere la sicurezza stradale.

Il potenziale non è assolutamente da trascurare: infatti su un tratto stradale che conta circa 10.000 transiti di auto può generare fino a 100mila kWh all’anno, pari all’energia elettrica generata da un impianto fotovoltaico di 80 kW.

I primi test sono stati svolti nel 2014 utilizzando i dispositivi sulla strada di accesso al centro commerciale Auchan di Rescaldina, in provincia di Milano.

Il prodotto è stato recentemente certificato dal Ministero dei Trasporti e dato in concessione ad Autovie Venete per testarlo sull’allaccio della A28 del casello di Crodignano.

Verrà utilizzato come “convertitore di traffico” sulle corsie dei caselli autostradali e già questa prima installazione conterà il passaggio di circa 5.600 transiti al giorno.

Il test durerà nove mesi al termine del quale, se i risultati saranno positivi, verrà accettato il progetto per installare le strisce stradali Lybra in tutti gli altri caselli.

Come produce energia elettrica Lybra

Lybra è un particolare dispositivo di striscia segnaletica che sporge leggermente dall’asfalto ed è in grado di raccogliere l’energia cinetica delle auto in frenata grazie alla pedana sottostante.

Questi dispositivi possono essere installati sulle strade normali, in prossimità dei passaggi pedonali o delle rotatorie, ovunque le auto siano obbligate a rallentare.

Adesso nel mirino dell’azienda come abbiamo visto ci sono i caselli autostradali, strade con alta affluenza dove le auto devo decelerare da una velocità sopra i 100 Km/h per arrivare ad uno stop completo.

Aspettiamo con impazienza i risultati del test sulla A28, intanto il dispositivo Lybra è finito nel mirino di molti, anche all’estero.

Ricercatori italiani scoprono come far morire di “fame” i tumori

Un nuovo trattamento, scoperto da ricercatori italiani, permette di far morire di fame i tumori contrastando così questa terribile malattia.

La rivoluzionaria scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia coordinati dal professor Saverio Minucci.

La strategia consiste nell’attaccare il metabolismo del cancro per portare alla morte le cellule malate.

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Come riescono a far morire di fame i tumori

Grazie a una dieta che abbassa la glicemia abbinata alla somministrazione di un farmaco anti-diabete (la metformina) si innesca una reazione a catena che porta alla morte delle cellule malate.

Come afferma Saverio Minucci: “Riducendo il tasso glicemico con la dieta e somministrando metformina, abbiamo inibito la plasticità metabolica e abbiamo fatto morire le cellule tumorali.”

In pratica le cellule tumorali sarebbero portate alla morte da un complesso meccanismo molecolare che attacca il metabolismo alterato del cancro.

Infatti la plasticità metabolica consiste nel passare dalla glicolisi (che si basa sulla disponibilità di glucosio) alla fosforilazione ossidativa (contro cui agisce la metformina) e viceversa, in mancanza di nutrimento.

Quindi riducendo la glicemia con la dieta e somministrando il farmaco anti-diabete la plasticità metabolica viene inibita e le cellule tumorali muoiono.

Come spiega Saverio Minucci: “Grazie a una dettagliata analisi funzionale a livello molecolare, abbiamo scoperto che ciò che fa morire la cellula tumorale è l’attivazione della proteina Pp2a e del suo circuito molecolare”.

Un aspetto molto importante quindi il coinvolgimento della proteina Pp2A, visto che non tutti i pazienti rispondono alla metformina.

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La sperimentazione è a buon punto e il professor Minucci fa sapere che può essere avviato lo studio clinico. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Cell.

Luna Rosa: ecco quando ammirarla nei prossimi giorni e il suo significato

La Luna Rosa splende nel cielo di aprile: quando vederla e perché si chiama così –  di Andrea Centini

Poco dopo le 13:00 del 19 aprile la Luna raggiungerà la fase di Luna Piena, che in questo mese prende il caratteristico nome di Luna Rosa.

L’appellativo deriva dalla tradizione dei nativi americani algonchini e non ha nulla a che vedere col colore del satellite.

Si riferisce infatti alla fioritura della pianta Phlox subulata, che tinge di rosa interi prati degli Stati Uniti centrali e orientali.

Alle 13:12 di venerdì 19 aprile la Luna raggiungerà la fase di plenilunio, completando il ciclo iniziato con la Luna Nuova di venerdì 5.

In questo mese la Luna Piena prende l’affascinante nome di “Luna Rosa”, come sempre legato alle antiche tradizioni dei nativi americani algonchini, la tribù più numerosa (anche al giorno d’oggi) e dunque quella con un potere decisionale maggiore.

I cosiddetti “indiani d’America” non scandivano i propri anni con il calendario gregoriano, ma con quello lunare, e ad ogni plenilunio attribuivano un nome legato a un peculiare evento naturalistico (o comunque significativo per la tribù) che lo caratterizzava. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla Luna Rosa del 2019.

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Luna Rosa, perché si chiama così

Pur facendo riferimento a un colore, il nome Luna Rosa non è legato alla “tinta” del brillante disco del satellite che attraverserà il cielo; lo vedremo infatti sempre dello stesso colore bianco-giallognolo, leggermente più spento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, poiché il plenilunio di aprile non sarà una cosiddetta “superluna” (la Luna si troverà infatti a circa 373mila chilometri di distanza dalla Terra, mentre tutte le superlune si verificano al di sotto dei 362mila chilometri).

Ma allora perché si chiama “Luna Rosa”? La ragione risiede nella fioritura della pianta da fiore Phlox subulata, una specie appartenente alla famiglia delle Polemoniaceae conosciuta anche con i nomi di flox, muschio rosa, muschio phlox, phlox strisciante o phlox di montagna.

Si tratta di una pianta sempreverde i cui delicati fiori (a cinque petali) prendono un caratteristico colore rosa-magenta, che in alcune aree degli Stati Uniti orientali e centrali creano immense distese tinte di questo colore.

Per i nativi americani la vista suggestiva dei prati in fiore rappresentava la piena entrata nella bella stagione, dopo i rigori dell’inverno conclusosi da qualche settimana.

Esistono diverse varianti (e anche cultivar) della bella Phlox subulata, con fiori colorati di bianco, blu, malva e altre sfumature, ma quella più cara ai nativi americani era indubbiamente quella rosa.

Quando e come vedere la Luna Rosa

Come indicato, il disco della Luna Rosa raggiungerà la pienezza alle 13:12 di venerdì 19 aprile, tuttavia per ammirarlo nel cielo dovremo aspettare la sera, dato che sorgerà a Est attorno alle 20:00 (ora di Roma) e tramonterà alle 6:43 del giorno successivo.

Poiché la Luna appare piena diverse ore prima e dopo l’effettivo plenilunio, anche la sera e la notte di giovedì 18 aprile ci sarà un bellissimo spettacolo da osservare nel cielo.

La sera del 19 il satellite inizierà la sua cavalcata nel cuore della costellazione della Vergine e al di sopra della costellazione della Bilancia, a pochi gradi di distanza dalla brillante stella Spica.

Raggiungerà la massima elevazione nel cielo meridionale, prima di rituffarsi dietro l’orizzonte.

Lo spettacolo sarà garantito ammirandola ad occhio nudo, con un binocolo o magari col telescopio, tenendo sempre presente che l’eccessiva luminosità del plenilunio “cancella” alcuni dettagli di mari e crateri, che regalano il massimo spettacolo durante le fasi intermedie. Fonte: scienze.fanpage.it

Notre Dame: ecco il miliardario che donerà 100 milioni per la ricostruzione

François-Henri Pinault, marito di Salma Hayek, dona 100 milioni per ricostruire Notre Dame – di Andrea Parrella

Il miliardario francese si è detto subito disponibile a contribuire alla ricostruzione della chiesa parigina divorata dalle fiamme nelle scorse ore. Si tratta di uno degli uomini più ricchi di Francia, da anni sposato con l’attrice Salma Hayek.

Da ore gli occhi del mondo sono puntati sull’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame a Parigi, un luogo simbolo della cultura europea e occidentale.

Immagini che hanno scosso, soprattutto per la rapidità con cui un monumento millenario sia stato offeso, violato dalle fiamme.

Miliardario dona 100 milioni per ricostruire Notre Dame

A poche ore dalla tragedia sono diversi i personaggi di rilievo che si sono mostrati disponibili a contribuire per la ricostruzione del luogo di culto parigino.

In primis il magnate fracese François-Henri Pinault, marito dell’attrice Salma Hayek, che ha annunciato la volontà di donare $113 million per contribuire al processo di ricostruzione della cattedrale di Notre Dame.

L’annuncio di Pinault è arrivato nella serata di lunedì, nelle stesse ore durante le quali i pompieri parigini combattevano le fiamme che tentavano di divorare interamente la cattedrale, rischiando di farla crollare quasi del tutto.

L’investimento della famiglia Pinault avrà la finalità di “partecipare allo sforzo che sarà necessario al completamento della ricostruzione di Notre Dame”. A riportarlo è il quotidiano francese Le Figaro.

Proprio nella serata di ieri il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato la partenza immediata di una sottoscrizione finalizzata alla raccolta di fondi per la ricostruzione del sito.

Il 56enne Pinault è tra gli uomini più ricchi di Francia, amministratore delegato di Kering, una griffe che sta dietro a marchi di lusso come Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen.

A fargli eco con un messaggio di solidarietà e dolore per i fatti che accadevano in quei minuti, la moglie di Pinault, l’attrice Salma Hayek, che ha pubblicato su Instagram il suo pensiero:

“Mi trovo scioccata e sconvolta nell’assistere alla bellezza di Notre Dame trasformata in fumo. Ti amo Parigi”. Fonte: fanpage.it

https://www.instagram.com/p/BwSrlzRlghr/?utm_source=ig_web_copy_link

Dentista toglie 18 denti a un bambino di 4 anni, la madre incolpa il latte

Il bimbo di 4 anni non si lava mai i denti, dentista costretto a cavargliene 18: “Tutti marci” – di Biagio Chiariello

Secondo la madre di Nong Kaa la “colpa” sarebbe del latte di soia, ma sopratutto del fatto che il figlio aveva rinunciato a spazzolarli perché gli sanguinavano ogni volta che li lavava. “Pensavo non fosse un problema, erano comunque solo i denti da latte…”

I denti di un bambino di quattro anni erano così marci che un dentista è stato costretto a rimuoverne 18.

Nong Kaa è stato ricoverato in uno studio dentistico a Phuket, nel sud della Thailandia, il 9 aprile con mal di denti “lancinanti”, come riporta il Mirror.

Le infermiere, scioccate, hanno notato lo stato dei suoi denti e lo hanno immediatamente preso in cura per un trattamento di emergenza – una procedura durata circa un’ora che ha comportato 14 iniezioni di anestetico e 18 estrazioni.

Le immagini sconvolgenti mostrano l’interno della bocca di Nong: restano solo le gengive, sulle quali spuntano i punti di sutura dove sono stati estratti i denti.

“Non puliva mai i denti”. Secondo la madre del ragazzo, Supatra Tumklin, la “colpa” dello stato dei denti del figlio sarebbe del latte di soia.

Nong aveva “rinunciato” a pulirli, ha detto la donna. Anche perché “ogni volta che li spazzolava, gli sanguinavano”.

La mamma: “Erano comunque solo i denti da latte”

Credeva anche che fatto di non lavarli non avrebbe portato a conseguenze “perché i denti sarebbero stati sostituiti da molari adulti”. “Ma ho capito che mi sbagliavo molto quando ho visto che tutti i suoi denti erano quasi spariti” ha detto Supatra.

Le parole del dentista. Il dentista Sathian Suravisankul ha avvertito i genitori: “Assicuratevi di prendervi cura dei denti dei vostri figli perché anche i denti marci potrebbero portare a infezioni alle gengive e danni permanenti”.

“Il motivo per cui ho deciso di rimuovere i 18 denti del ragazzo era perché aveva un mal di denti costante su tutta la bocca. Non c’è altro modo per curare il dolore se non quello di eliminare tutti i denti marci”.

Sathian ha aggiunto: “I denti da latte sono importanti quanto quelli permanenti. Non solo sono cruciali per la masticazione, ma aiutano anche a sviluppare il fisico, l’emotività e il QI del bambino”. Fonte: fanpage.it

Bambini malati e deformi: ecco la polvere mortale di cui nessuno parla

La polvere mortale: gli USA disseminano radioattività e nessuno ne parla – di Frieder Wagner

In un nuovo libro intitolato “Deadly Dust – Made in the USA: Uranium Weapons Contaminating the World” [La polvere mortale made in USA: le armi all’uranio impoverito stanno contaminando il mondo] l’autore tedesco Frieder Wagner fornisce un resoconto dettagliato di come gli Stati Uniti abbiano contaminato vasti territori usando munizioni all’uranio impoverito (DU) e della strategia di copertura messa in atto dall’esercito, dall’industria e dai governi, così come da parte di chi si occupa dei media e della politica.

Sputnik: Sig. Wagner, nel suo libro “Deadly Dust – Made in the USA: Uranium Weapons Contaminating the World” lei parla dell’uso delle munizioni all’uranio. Cosa c’è di veramente pericoloso in queste armi?

Frieder Wagner: Le armi contenenti uranio vengono prodotte utilizzando i rifiuti dell’industria nucleare (i sottoprodotti dell’arricchimento dell’uranio).

Se, ad esempio, si desidera produrre una tonnellata di barre di combustibile all’uranio per centrali nucleari, si ottengono circa otto tonnellate di uranio impoverito.

[Questo materiale] è una fonte di radiazione alfa, è radioattivo, ed è anche molto velenoso. Deve essere stoccato in siti appositi, e la cosa non è molto economica.

Sputnik: come può essere usato nelle armi? Frieder Wagner: Circa 30-40 anni fa, gli scienziati militari avevano fatto una scoperta: l’uranio è quasi due volte più denso del piombo.

Se si trasforma l’uranio impoverito in un proiettile e gli si dà la giusta accelerazione, in una frazione di secondo sarà in grado di perforare l’armatura di un carro armato, calcestruzzo o cemento. Questa, ovviamente, è stata una scoperta importante.

Inoltre, quando un proiettile colpisce un mezzo corazzato, durante l’impatto, a causa della detonazione si produce polvere e il successivo rilascio di energia termica ne provoca l’accensione e l’esplosione, con temperature che arrivano a 3000-5000 gradi, incenerendo e distruggendo l’interno del mezzo.

Sputnik: Ma anche quello che succede dopo è un problema, dopo l’uso delle munizioni DU, non è vero?

Frieder Wagner: Sì! Dopo essere stato utilizzato l’uranio impoverito, che, come ho già detto, è una fonte di radiazione alfa (radioattivo e molto tossico), brucia fino ad arrivare alla dimensione di nano-particelle, che sono cento volte più piccole di un globulo rosso.

In questo modo, direi, si forma una specie di ‘gas metallico’ che le persone possono inalare, che viene rilasciato nell’atmosfera e che può essere trasportato ovunque dal vento. Le persone che lo inalano sono a rischio di sviluppare il cancro.

Queste nanoparticelle possono anche penetrare nel corpo di una donna incinta, superare la barriera tra il feto e la madre e alterare la salute di un bambino non ancora nato; possono infiltrarsi nel cervello e, viaggiando nel torrente ematico, depositarsi in qualsiasi organo umano o animale.

Quello che viene disperso nell’atmosfera prima o poi si deposita e, naturalmente, contamina tutto, in particolare, l’acqua potabile.

Sputnik: In quali guerre sono state utilizzate fino ad ora le armi DU? Frieder Wagner: sono state usate estesamente durante la Prima Guerra del Golfo nel 1991 contro l’Iraq.

I militari hanno ammesso di averne utilizzate circa 320 tonnellate. Poi, nella seconda guerra in Iraq, nel 2003, ne sono state utilizzate oltre 2000 tonnellate.

Nel frattempo, erano state usate durante la guerra in Kosovo, in Jugoslavia (1999), e in Bosnia nel 1995, e, dopo il 2001, in Afghanistan, dove vengono ancora usate oggi.

Sputnik: il titolo del suo libro dice Made in the USA, queste armi sono state usate solo dagli Stati Uniti?

Frieder Wagner: sono state sviluppate in diversi paesi contemporaneamente. Anche in Germania stavano lavorando su queste armi, come, ovviamente, in Russia.

Tuttavia, sono state usate, e su una scala così ampia, solo dagli Stati Uniti. Sono stati incoscienti e non hanno tenuto in considerazione nessun possibile effetto collaterale, proprio come era successo quando erano state fatte scoppiare le prime bombe atomiche. Ecco perché ho intitolato il libro: “Deadly Dust – Made in the USA”.

Sputnik: come è riuscito, nel corso della sua ricerca, a dimostrare l’uso di queste munizioni? Frieder Wagner: Ad esempio, i Serbi ci hanno dato mappe dove erano segnate le località dove era stato utilizzato l’uranio impoverito.

Quando eravamo in Iraq, abbiamo parlato con la gente del posto. Abbiamo raggiunto i luoghi in cui si erano svolte le grandi battaglie tra carri armati e prelevato campioni di suolo, oltre a campioni di polvere provenienti dai carri armati stessi.

Guardando un carro distrutto, si può capire se era stato colpito da un proiettile normale o da uno all’uranio impoverito.

Le munizioni all’uranio rilasciano una polvere che brucia qualunque cosa attorno al foro creato dal proiettile.

Si può così verificare l’uso delle munizioni all’uranio. In tutti i campioni di terreno, abbiamo trovato uranio impoverito.

Sfortunatamente, nella maggior parte dei campioni di suolo e di polvere è stato trovato anche Uranio-236 che è è ancora più pesante e velenoso.

La radioattività che rilascia è ancora più pericolosa e [questo isotopo] non esiste in natura. Può essere solo prodotto artificialmente durante il ritrattamento delle barre di combustibile.

Ciò significa che siamo stati in grado di dimostrare che i militari, gli Stati Uniti e i loro alleati della coalizione, avevano usato munizioni all’uranio fabbricate con barre esaurite di combustibile per centrali atomiche.

Sputnik: il suo libro è basato sui film The Doctor, the Depleted Uranium, and the Dying Children of Basra (Der Arzt und die verstrahlten Kinder von Basra, 2004) e Deadly Dust (Todesstaub, 2007). Che cosa ha visto a Bassora durante le riprese del documentario?

Frieder Wagner: Era una cosa orribile e, a volte, mi perseguita ancora nei miei sogni. C’erano i bambini deformi, che abbiamo visto negli orfanotrofi di Bassora e Baghdad. Alcuni di loro avevano tali deformità da non avere più quasi nulla di umano.

C’erano bambini senza testa o senza naso, con un solo occhio o senza occhi, con organi interni in una sorta di “sacco” al di fuori del loro corpo. Queste “creature” potevano vivere solo per poche ore, fra terribili dolori e poi morivano.

Sputnik: Il film “Deadly Dust” è collegato al libro, ma non è più distribuito. Il canale WDR, dopo questo film, non le ha commissionato più nulla? Come mai?

Frieder Wagner: Le denunce che avevo inviato a WDR, così come ai canali ZDF erano state respinte.

Poi avevo contattato un editore della WDR, per il quale avevo sempre realizzato buoni film e con cui ho sempre avuto ottimi rapporti, perché questi film avevano raddoppiato o triplicato i loro indici di gradimento, e gli avevo chiesto: “Cosa sta succedendo qui?”

Dopo aver esitato un po’ mi aveva risposto: “Sì, Frieder Wagner, qualcuno deve dirtelo. WDR ti considera una persona ‘difficile.’ E, cosa più importante, gli argomenti che suggerisci sono particolarmente ostici. In questo momento non ho più niente da dirti.” Ed è stato quando ho capito tutto. Era il 2005.

Potrei anche raccontarvi la storia di come, per esempio, una redattrice di ZDF aveva offerto al suo canale televisivo un servizio sull’uso di queste armi durante la guerra in Jugoslavia e anche in Croazia.

Voleva parlarne prima con me per condividere le mie esperienze. Ma, quando il suo capo aveva scoperto che voleva parlare con Frieder Wagner, si era rifiutato di pagarle il viaggio, senza ulteriori spiegazioni.

Sputnik: la cosiddetta “polvere mortale” viene, come lei ha già descritto, diffusa dal vento. Quindi l’uso delle munizioni all’uranio, in realtà, dovrebbe essere considerato un crimine di guerra e vietato?

Frieder Wagner: Questo è indubbiamente un crimine di guerra. La polvere proveniente dal sud dell’Iraq viene trasportata a nord dalle continue tempeste, le cosiddette tempeste del deserto, ad esempio, fino ad Erbil, dove incontra le montagne e non può passare oltre, perché le montagne rendono difficile il trasporto verso la Turchia. Quindi, questa enorme massa di polvere si deposita ad Erbil.

Per esempio, abbiamo prelevato campioni di carne bovina ad Erbil, e questo è quanto abbiamo scoperto: l’uranio impoverito usato nelle munizioni ha una “impronta” atomica caratteristica.

Nel nord dell’Iraq abbiamo trovato la stessa “impronta digitale” dell’uranio, così come nel sud.

Questo significa che la polvere di uranio che si era originariamente depositata nel sud dell’Iraq è ora anche nel nord, e i bambini adesso si ammalano e nascono con deformità anche lì. Si sta diffondendo in tutto il mondo.

Sputnik: le vittime delle munizioni all’uranio utilizzate in Kosovo o, ad esempio, in Iraq, hanno cercato di andare per vie legali?

Frieder Wagner: Finora in Kosovo o in Iraq non sono stati fatti tentativi del genere. Attualmente, in Kosovo un intero gruppo di avvocati sta lavorando ad una causa contro la NATO, perché dopo la guerra scatenata da questa alleanza, la gente ha iniziato a star male, ad ammalarsi e a morire.

Il tasso di morbilità è aumentato dal 20 al 30 per cento, e cresce ogni anno. Quindi ci sarà un tentativo di fare causa.

Dei circa duemila soldati italiani di stanza in Iraq e in Kosovo, 109 hanno, in seguito, sviluppato un cancro e sono morti, si tratta di informazioni comprovate. 16 famiglie, su 109 morti, hanno intentato cause legali e ottenuto sentenze favorevoli.

I giudici hanno ordinato allo Stato italiano o al Ministero della Difesa di questo paese di riconoscere loro un risarcimento. Poiché ogni tumore era di tipo diverso, gli importi pagati sono stati differenti, ma oscillavano tra 200.000 e 1,4 milioni di euro.

Sputnik: come vanno le cose in Germania? Sono state intentate azioni legali da parte dei soldati della Bundeswehr?

Frieder Wagner: il Ministero della Difesa tedesco nega costantemente ogni connessione. I nostri soldati sono di stanza in Afghanistan e in Kosovo.

Circa 100.000 uomini hanno prestato servizio in Afghanistan e abbiamo scoperto che circa il 30% dei reduci si erano ammalati, anche se all’inizio, ovviamente, non se ne erano accorti.

Se, in seguito, si dovessero sposare e avere bambini, c’è un alto rischio che i loro figli possano essere portatori di disabilità.

Questi bambini avranno nel loro DNA le stesse sostanze tossiche dei loro genitori. E  verranno trasmesse per diverse generazioni, da questi bambini ai loro nipoti e pronipoti.

Sputnik: Ma nessuna di queste persone ha mai intentato causa? Frieder Wagner: In Germania non esistevano precedenti simili.

Negli Stati Uniti, circa 600 militari che non potevano appellarsi a proprio nome hanno intentato cause per conto dei loro figli, nati con disabilità dello sviluppo.

E non stiamo parlando di soli 90 o anche di 900 milioni di dollari di risarcimenti, ma di miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti, ovviamente, cercheranno di ritardare il più possibile l’adozione di una decisione e spereranno in una risoluzione “biologica” della situazione, cioè che i ricorrenti, semplicemente, muoiano.

Fonte: sputniknews.com – Articolo scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Cambiare sesso a bimbi di 3 anni: i problemi li hanno i bimbi o i genitori?

Nella clinica che cura la disforia di genere «è in atto un esperimento di massa sui minori» – di Caterina Giojelli

Diagnosi affrettate, conversion therapy per adolescenti gay, pressioni dalle lobby transgender. L’inchiesta del Times

«È in corso un esperimento di massa sui bambini, i più vulnerabili». È la denuncia del Times che ieri ha dedicato una grande inchiesta, pubblicata in prima pagina, all’abuso di terapie bloccanti la pubertà da parte del Gids (Gender Identity Development Service), il servizio di sviluppo dell’identità di genere della Fondazione Tavistock & Portman, la controversa clinica del National Health Service inglese che si occupa di “curare” i minori che soffrono di disforia di genere e da cui si sono licenziati 18 medici in tre anni.

Il Times ha parlato con cinque di loro, tutti e cinque dimessi dalla clinica per ragioni di “coscienza”: «Questo trattamento sperimentale viene effettuato non solo sui bambini, bensì su bambini molto vulnerabili, che hanno avuto problemi di salute mentale, abusi, traumi familiari. Ma a volte questi fattori vengono semplicemente insabbiati», ha detto uno di loro.

Disforia di genere: celebrare la nuova identità trans

Secondo i medici, che facevano parte dello staff deputato a decidere se arrestare con i bloccanti ormonali lo sviluppo sessuale di pazienti anche piccolissimi, negli ultimi tre anni bambini e adolescenti sono stati avviati al percorso di transizione prima che agli esperti fosse dato il tempo di valutare le cause della loro “confusione” di genere.

Spesso storie personali complesse o una possibile omosessualità sono state del tutto ignorate nella fretta di accettare e celebrare la nuova identità transgender del paziente.

Non solo, alle preoccupazioni del personale del Gids hanno fatto eco quelle del professor Carl Heneghan, direttore del Center of Evidence-based Medicine presso l’Università di Oxford, che in un lungo editoriale ha sollevato forti timori sulla sicurezza stessa delle terapie farmacologiche utilizzate:

«Data la scarsità di evidenze scientifiche a sostegno, l’uso off-label di farmaci per esiti non coperti dalla licenza del farmaco nel trattamento della disforia di genere si traduce in un esperimento dal vivo non regolamentato sui bambini».

Da 94 a 2.519 bambini, il più piccolo ha tre anni. Nel 2010 sono stati inviati alla clinica 94 bambini, nel 2018 sono stati 2.519: il più giovane aveva tre anni.

Tre anni: è stato questo a trattenere al lavoro negli ultimi due anni uno dei medici che oggi parla al Times, quel numero «enorme di bambini in pericolo. Sono rimasto lì per proteggere i bambini da eventuali danni».

Tutti e cinque i medici affermano che le charity transgender come Mermaids abbiano avuto responsabilità fondamentali nel promuovere tra i genitori la transizione di genere come unica “cura” per i loro figli.

Non solo, i medici denunciano pressioni da parte della clinica che spingeva ad avviare i giovani ai trattamenti nonostante i clinici stessi non ritenessero fosse nel migliore interesse dei loro pazienti.

“Trattati” bimbi gay o autistici

Ora la clinica si trincera dietro gli slogan, «al centro del nostro lavoro c’è il benessere dei giovani», «un numero crescente di studi internazionali ha mostrato che ad oggi “ci sono poche evidenze di danni”» dice il direttore Polly Carmichael, che sta monitorando i progressi di 44 giovani che hanno iniziato a bloccare la pubertà nel 2011 assicurando che tutta la documentazione scientifica disponibile è stata discussa con le famiglie.

Eppure i medici assicurano che molti bambini si siano convinti a cambiare sesso dopo aver subito del bullismo omofobico, molti di loro avevano incertezze sul proprio orientamento sessuale.

Il Guardian si era già occupato della vicenda: un rapporto firmato dall’ex capo dello staff della Tavistock, David Bell, lo scorso anno, aveva sottolineato come alcuni bambini assumessero un’identità trans come soluzione «a molteplici problemi come l’abuso in famiglia, il lutto, l’omofobia e un’incidenza molto significativa del disturbo dello spettro autistico», spesso dopo avere avuto accesso a «risorse online».

Qualche mese dopo anche lo psicanalista Marcus Evans, si era dimesso dalla clinica ritenendo che i medici offrissero «soluzioni rapide» ad ogni problema con la riassegnazione di genere, opinioni condivise da un gruppo di genitori convinti che la clinica spingesse i giovani «decisioni che cambiano la vita senza valutare appieno la loro storia personale».

Sedute di tre ore per valutare la disforia di genere

Ma nelle testimonianze raccolte dal Times c’è di più. I medici ritengono che alcuni bambini gay o dall’identità sessuale confusa vengano di default diagnosticati come “transgender” e avviati ai bloccanti ormonali a partire dai sedici anni.

Un trattamento “reversibile” secondo la clinica, dal momento che basterà sospenderli perché riprenda lo sviluppo del corpo.

Ma nessuno conosce l’effetto a lungo termine sullo sviluppo del cervello: il Gids stesso, paradossalmente, arriva a confermarlo quando afferma che il boom dei giovani che vogliono sottoporsi a trattamento di genere è degli ultimi anni, prima erano numeri piccoli ed era difficile «raccogliete prove sufficienti per valutare appieno i percorsi terapeutici».

Da parte sua il dipartimento della Sanità assicura che la clinica è soggetta a «ispezioni, monitoraggio e regolamentazione».

Ma perché il numero di questi ragazzi è aumentato vertiginosamente? Una volta, spiegano i medici al Times, i terapeuti avevano a disposizione mesi per tentare di capire e risolvere i problemi prima di prendere decisioni sull’intervento medico, oggi invece la regola è avviare bimbi e ragazzi alle terapie ormonali dopo sedute di tre ore.

Secondo loro si tratta di bambini sani, medicalizzati a causa delle pressioni delle lobby transgender e dalle ansie dei genitori.

Un medico parla addirittura di «terapia di conversione per i bambini gay»«ho avuto spesso casi in cui un paziente ha iniziato a identificarsi come trans dopo aver patito atti di bullismo omofobico».

«Non sono lesbica, ma un maschio»: disforia di genere?

Una volta erano per lo più maschi, oggi migliaia di giovani donne denunciano un’improvvisa crisi di genere: «Molte giovani lesbiche si sentivano l’ultima ruota del carro finché non hanno scoperto di poter essere molto popolari identificandosi come trans», continuano i medici.

«Un sacco di ragazze entra in clinica dicendo “non sono lesbica. Mi sono innamorata della mia migliore amica ma poi sono andata su internet e ho capito che non sono lesbica, sono un maschio. Uff”».

Per alcune famiglie «è più semplice portarci i loro ragazzi dicendo “questo è mio figlio, per favore aggiustatelo” piuttosto che affrontare un problema di omosessualità».

Secondo i clinici alla Tavistock i corpi dei bambini vengono danneggiati né più né meno per «trattare i problemi della società»: ricordano a questo proposito il caso di un tredicenne i cui genitori spingevano perché ricevesse i bloccanti della pubertà.

Al rifiuto del medico uno dei genitori, avvocato, ha scritto lettere minatorie alla clinica e il bambino è stato avviato alla terapia.

«In futuro penso che ci saranno un sacco di detransitioners (Tempi ve ne aveva già parlato, ndr) che si sentiranno mutilati nel corpo e che si chiederanno “perché mi avete lasciato fare questo?”».

Tra consenso informato e youtuber

Tutti e cinque i medici hanno espresso preoccupazione per la scarsa conoscenza dei giovani e delle loro famiglie sull’impatto che avrà la terapia ormonale sulla fertilità e la funzione sessuale quando saranno adulti: non è possibile parlare di “consenso informato” al Gids perché discutere delle conseguenze sul futuro è un argomento tabù.

Spesso i giovani entravano entusiasti dopo aver seguito Alex Bertie, un transessuale YouTuber e My Life: I Am Leo, un documentario su un adolescente transessuale trasmesso dalla CBBC, convinti che la transizione sia facile e indolore come in uno sceneggiato.

Ma «siamo un servizio per bambini con la disforia di genere, un disturbo medico, o siamo un servizio per “bambini transgender”?».

«Un ragazzo vivo o una ragazza morta?». Chiamata in causa dai medici Mermaids, il più importante gruppo di pressione transgender, insiste nel dire che non “favorisce”, “incita” o “spinge” i giovani che si identificano come transgender a perseguire un intervento medico. E così le associazioni Gendered Intelligence e Gender Identity Research and Education Society (Gires).

Eppure i medici che hanno valutato migliaia di giovani che si sono rivoli al Gids assicurano che le famiglie chiedevano sistematicamente di indirizzare i loro figli ai trattamenti ormonali su consiglio degli attivisti: «Mermaids dice loro sempre che è una questione di vita o di morte. “Preferiresti un ragazzo vivo o una ragazza morta?”: la narrazione di Mermaids è ovunque», ha affermato un ex dipendente accusando il gruppo di sfruttare l’ansia dei genitori per promuovere la propria agenda.

«Non sono un gruppo di supporto, sono lobbisti. Durante le sedute si sedevano nella sala d’attesa all’esterno».

I medici denunciano le pressioni delle organizzazioni transgender sui membri della clinica, parlano di lettere di reclami tutte uguali e che sembrano essere dallo stesso pugno (Mermaids ha ammesso di supportare le famiglie nelle procedure di reclamo).

«Esperimento non regolamentato sui bambini»

Durissimo il commento del professor Carl Heneghan a proposito dei farmaci per bambini che «spesso richiedono un uso off-label, cioè al di fuori di ciò per cui il farmaco è stato approvato», «i bambini non sono piccoli adulti. La loro fisiologia crea sfide uniche che aumentano i rischi e l’uso off-label può portare a conseguenze gravi e potenzialmente letali».

Secondo Heneghan, considerata la scarsità di evidenze scientifiche a sostegno, l’uso off-label dei farmaci che si verifica nella disforia di genere si traduce nella maggior parte dei casi in «un esperimento dal vivo non regolamentato sui bambini».

Le prove disponibili, spiega il professore, provengono da piccoli studi, sono retrospettive piuttosto che prospettiche e hanno perso un numero considerevole di bambini nel follow-up.

«La mancanza di prove nella disforia di genere non mi sorprende. Ciò che mi sorprende è che abbiamo delegato la responsabilità di prendere decisioni che cambiano la vita a una clinica e alcuni medici, senza linee guida nazionali in vigore. E che abbiamo accettato che gli individui che affrontano angoscianti situazioni che cambiano la vita siano male informati».

E in Italia?

Menti adulte in corpi bambini: per ora è questo l’unico effetto certo dei bloccanti della pubertà.

E l’Italia non può dirsi esente da una riflessione sulla triptorelina, il farmaco appena immesso nell’elenco del Servizio sanitario nazionale nonostante la carenza di studi clinici e di follow-up a lungo termine.

Derubricata la co-morbilità che si accompagna alla disforia di genere (ansia, depressione, mancata accettazione di sé, atteggiamenti autolesionistici, tendenze suicidarie, disturbi dello spettro autistico) a mera “conseguenza negativa di una mancata o ritardata transizione”, la triptorelina, nata per bloccare le pubertà precoci o patologiche verrà oggi impiegata gratuitamente per bloccare la pubertà fisiologica in ragazzini di dodici anni a cui è stata diagnosticata la disforia di genere.

Fino ai 16 anni, quando femmine senza seno e mestruazioni, e maschi senza peli, col volume dei genitali ridotto e senza pomo d’Adamo, potranno decidere a quale genere “sentono” di appartenere.

Il tutto a carico dello Stato, con l’approvazione dell’Aifa, l’ente di farmacovigilanza nazionale, e del Comitato nazionale per la bioetica, che ha approvato l’istituzione di «uno stato neutrale di prima pubertà, un limbo», come lo chiamano gli esperti, con un solo voto contrario, quello della professoressa Assuntina Morresi. Fonte: Tempi