Un asse Di Maio-Salvini e le potenziali alleanze M5S-Partito Democratico: il catastrofico palcoscenico del dopo-voto

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Un asse Di Maio-Salvini e le potenziali alleanze M5S-Partito Democratico: il catastrofico palcoscenico del dopo-voto

  • di Alex Angelo D’Addio

Dato che le attese siano stati praticamente rispettate – un tripudio annunciato del Movimento 5 Stelle, un’imponente affermazione della Lega nella coalizione di Centrodestra, e un sonoro capitombolo del Partito Democratico di Renzi e dei fuggiaschi dallo stesso -, l’impalcatura del futuro arco parlamentare offre un’ulteriore opportunità per riflettere sulla causa principe della mancanza di una maggioranza: la totale ambiguità e l’elevata dannosità dell’attuale sistema elettorale.

Lo scenario postumo allo spoglio della notte fra domenica e lunedì lascia l’Italia aggrovigliata nella matassa della instabilità, che, salvo stravolgimenti repentini, produrrà uno stallo dalla difficile risoluzione. Proprio qui, si annidano le principali responsabilità di una metodologia di selezione che invece di scongiurare il trasformismo, lo incentiva e lo nutre. Intuitivo presumere, dunque, che la primordiale priorità della ventura attività legislativa sarà quella di escogitare una legge che dia maggiori garanzie di governabilità e ridefinisca la modalità di assegnazione dei seggi.

Così, gli spettri di un ennesimo governo di scopo infestano i due rami dell’Emiciclo e fomentano le speculazioni sui successivi inquilini di Palazzo Chigi e delle altre sedi ministeriali. Innanzitutto, l’ipotesi più gettonata delle ultime giornate vedrebbe le formazioni partitiche di Salvini e di Di Maio intensificare un dialogo che imbastisca una trattativa ove il primo smisti sostegno numerico al secondo per la legittimazione di un esecutivo pentastellato, in forza delle analogie su alcuni temi che i rispettivi programmi presentano. Tuttavia, le limitazioni a questa trama sarebbero la determinazione del capo del Carroccio ad assumere la guida politica e governativa del suo schieramento – le dichiarazioni del pomeriggio immediatamente successivo alle urne parevano illustrarlo già come Primo Ministro incaricato -, e l’apparente inflessibilità del M5S a modificare i nomi della compagine presentata la scorsa settimana.

Un’altra variabile sarebbe rappresentata dalla volontà del PD di riscattare la sfacelo di un 18% e dalla partecipazione della frange interne ed esterne all’alleanza di Centrosinistra, tramite un’apertura di credito nei confronti dei grillini, che comunque necessiterebbero di appoggio. Anche in questo caso, però, la realtà appare molto in dissonanza dalle previsioni: a detta di Orlando e del versante maggioritario dei piddini, una convergenza coi 5 Stelle è altamente improbabile, e anche Di Maio ha più volte evidenziato che una trattativa con Renzi – benché sia quasi dimissionario – sarebbe di difficile gestione.

L’ultimo remoto (e controverso) spiraglio aprirebbe la pista ad una pattuizione siglata da Renzi e Berlusconi, sulla falsa riga del Nazareno, in cui entrambi escano allo scoperto e sanciscano la fine del bipolarismo, dando forma concreta alle proiezioni dell’ex sindaco di Firenze rispetto ad un Partito della Nazione che si prefigga di promuovere la convivenza tra le ambizioni liberal-dem e le pulsioni centriste e ne riunisca le visioni, con intensi accenni di inconsistenza politico-culturale e di sterilità intellettuale. Praticamente, l’unica ancora è Mattarella(!)