Eutanasia senza consenso, ecco come accelerano la morte del paziente

Eutanasia senza consenso

È allarme eutanasia senza consenso – Nel 2017 praticata su 252 pazienti con capacità di giudizio presumibilmente compromessa

In Olanda sarebbe in aumento il numero di persone che muoiono per eutanasia senza darne il consenso. Come rivela il Journal BMC Medical Ethics e riporta LifeNews, la questione riguarderebbe pazienti con malattie mentali o disabilità intellettive. Lo studio, che prende in esame l’applicazione dell’eutanasia nei confronti di pazienti da reparto psichiatrico, spiega che nel rapporto annuale del 2017 si evidenzia che delle 6585 persone morte per eutanasia in Olanda, 252 di esse sono state sottoposte a questa pratica per motivi psichiatrici o di demenza.

I numeri. Il punto – spiega lo studio – è che le capacità di giudizio di questo tipo di pazienti potrebbero essere compromesse da condizioni psichiatriche, come uno stato di depressione grave. Su 416 casi presi in esame nello studio – riporta NotizieProVita – nove erano di questo tipo, sei maschi e tre femmine di età varia. Solo in otto casi è stata indicata la valutazione delle capacità e se in cinque di essi il paziente aveva capacità decisionali, nei restanti tre il medico aveva necessità di ripetere nuovamente l’esame. Ci sono medici specialisti in disabilità intellettive in Olanda, ma ci sono prove del coinvolgimento di uno di essi in un solo caso. Secondo lo studio, pertanto, non vi sono sufficienti misure a salvaguardia di coloro che presentano disabilità intellettive e che questi non vengono tutelati nemmeno dalla valutazione delle loro capacità decisionali.

Il caso belga. La questione sollevata dal Journal BMC Medical Ethics sull’Olanda, fa il paio con quanto avviene nelle confinanti Fiandre. Qui, secondo uno studio belga pubblicato dalThe British Journal of Canceril 10,4% dei pazienti oncologici sarebbe stato vittima di eutanasia in assenza di consenso. Sempre questo studio rivelava che nell’1,8% dei casi di decessi per cancro sarebbero avvenuti a seguito di “atti di riduzione della vita”, come la somministrazioni di farmaci con l’esplicita intenzione di accelerare la morte del paziente, senza una sua richiesta esplicita.

Fonte: In Terris

Denise Baldi

Chimica appassionata di rimedi naturali e tutto quello che riguarda la salute in generale. Interessata ai metodi educativi dolci che lasciano libertà al bambino. Amante della cucina.
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