Ecco come Rocco Casalino seleziona gli aspiranti giornalisti 5stelle

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22/05/2013 Roma, conferenza stampa del Movimento 5 Stelle su una proposta di modifica del quorum elettorale. Nella foto Rocco Casalino

A lezione da Casalino: «Il candidato convinca i grillini dell’alleanza tra i 5stelle e la Lega»

  • di Rocco Vazzana

Il “provino” dei 2mila aspiranti addetti stampa del Movimento 5 Stelle

Mentre Luigi Di Maio tesse la tela per costruire una maggioranza di governo, Rocco Casalino prosegue il casting per la selezione di giornalisti che dovranno curare la comunicazione del gruppo parlamentare Cinquestelle. Due attività apparentemente slegate, in realtà fortemente interconnesse. Perché la prima fatica dei futuri comunicatori sarà proprio quella di spiegare agli elettori le ragioni di un’eventuale alleanza. Bisogna dunque selezionare con estrema oculatezza tra gli oltre duemila curriculum inviati all’attenzione di Casalino: 150 colloqui al giorno, divisi in gruppi, anche quindici candidati per volta.

«Come comunicheresti le ragioni di un’alleanza del Movimento 5 Stelle con la Lega o col Pd?», chiede il capo della comunicazione pentastellata. «Secondo me è più logica un’intesa con Salvini perché…», prova ad argomentare uno degli aspiranti addetti stampa, prima di essere bruscamente interrotto dal talent scout grillino. «No, non così», dice Casalino, «questa è un’analisi politica. E a me l’analisi politica non interessa», spiega. «Qui dobbiamo solo comunicare. Perché con la comunicazione possiamo giustificare tutto. Qualsiasi scelta. Persino l’alleanza col Pd». Non conta ciò che fai, ma come lo racconti. Poi si ricorda di avere davanti dei giornalisti e sorride: «Vabé, meglio che non vada oltre che poi scrivete tutto». Meglio, dunque, tornare alle domande di rito per testare la preparazione dei candidati: «Qual è la differenza tra decreto legge e decreto legislativo?», «che cos’è il Csm?» e «cosa dice l’articolo 138 della Costituzione?». Prima di tornare alla politica è meglio però capire se tra i presenti c’è qualche giornalista amico: «Qualcuno di voi è iscritto al Movimento?», chiede il guru della comunicazione. Qualcuno alza timidamente la mano, Casalino osserva ma non aggiunge altro.

Nello stesso momento, pochi metri più in là, Di Maio incontra i neo eletti al Senato, li istruisce e li prepara: «Per quanto riguarda il governo io credo proprio che abbiamo ottime possibilità. Sono molto fiducioso, perché una forza politica così, con queste dimensioni, è difficile metterla all’angolo», dice il capo politico, prima di lasciar intendere che nulla è ancora deciso e che la lista dei ministri presentati in campagna elettorale non è poi così intoccabile come sembrava. «Dei ministri si parla col presidente della Repubblica, dei temi invece con i partiti politici», spiega. «Prima il metodo poi i nomi. Siamo il perno della legislatura», ribadisce da giorni. Il primo test per sondare possibili intese arriverà a breve: l’elezione dei Presidenti delle Camere. «Sarà una settimana emozionante, decisiva per individuare la seconda e la terza carica dello Stato. Siamo disponibili a ragionare con un ampio dialogo con tutti», insiste Di Maio. I grillini, si sa, vorrebbero per sé Montecitorio e sarebbero pronti a offrire Palazzo Madama alla Lega, spaccando definitivamente l’alleanza del centrodestra.

E la frenesia di queste ore rimbalza inevitabilmente all’interno dello studio in cui Rocco Casalino seleziona i futuri membri del team. «Come facciamo a spiegare che vogliamo la presidenza della Camera ma non ci interessano le poltrone?», chiede, spiazzando gli esaminati che si arrampicano sugli specchi. L’ex concorrente del Grande Fratello non sembra molto soddisfatto, ma tant’è. Ci si sposta in un’altra stanza per la “prova scritta”: un post per Facebook in cui si annuncia il primo “giorno di scuola” della pattuglia grillina al Senato. Niente computer, però, solo un foglio e una penna. E qualcuno sgrana gli occhi nel leggere l’intestazione riportata sulla carta: Italia dei valori. Forse un rimasuglio del passato, di quando Gianroberto Casaleggio curava la comunicazione di Di Pietro. Sulla scrivania, magari per ispirare i candidati, Soli al comando, l’ultima fatica editoriale di Bruno Vespa. Perché potrai trovare qualsiasi maggioranza parlamentare ma non conterai nulla fin quando non sarai di casa nella terza Aula: quel Porta a Porta che poco tempo fa i grillini avrebbero voluto escludere dai confronti politici in campagna elettorale. La mutazione è compiuta.

Fonte: IL DUBBIO