Cambridge Analytica: ci sono anche 57 mila italiani più i loro “amici”

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datagate Cambridge Analytica

Facebook rivede in eccesso i numeri dello scandalo Cambridge Analytica. Ci sono oltre 214 mila italiani

Datagate: interessati 87 milioni di profili

Addirittura 87 milioni di profili utilizzati da Cambridge Analytica: questi i dati ipotetici formulati da Facebook in relazione al cosiddetto Datagate che ha investito l’azienda del social più famoso del mondo non più di due settimane fa. Finora ci si era tenuti su numeri inferiori: 50 milioni di profili violati, aveva ammesso lo stato maggiore di Facebook che, ora, ha rivisto le stime per eccesso palesando uno scenario ben più ampio di utilizzo illecito dei profili di quanto fino adesso era stato formulato. Questo, almeno, quanto comunicato da Mike Schroepfer, chief technology officer di Fb, il quale ha anche annunciato alcune restrizioni per tutelare al meglio i dati degli utenti che utilizzano il social. Nel numero dei coinvolti ci sarebbero anche gli italiani: ai 57 mila che hanno installato l’app This is your digital life, vanno aggiunti i profili della loro rete di amicizie, per un totale di 214.134 che, potenzialmente, potrebbero aver visto i propri dati impiegati da C.A.

Egan: “Non venderemo informazioni”

“In totale – ha spiegato Schroepfer – crediamo che le informazioni di Facebook di 87 milioni di persone, prevalentemente negli Stati Uniti, possano essere state impropriamente condivise con Cambridge Analytica”. A fare la parte del leone, infatti, sono proprio gli utenti americani: 70.632.350 (l’81,6% del totale), i profili Facebook usati da Cambridge Analytica che, come ormai noto, li avrebbe impiegati per scopi elettorali, sia in occasione del referendum per la Brexit che per le presidenziali americane. “Non venderemo mai le informazioni delle persone a nessuno – ha scritto il vicepresidente di Facebook Erin Egan in riferimento ai nuovi aggiornamenti sulla sicurezza -. Abbiamo la responsabilità di mantenere al sicuro le informazioni delle persone e imponiamo ai nostri partner severe restrizioni sull’utilizzo e la divulgazione dei dati”. Egan ha spiegato inoltre che “questi aggiornamenti hanno l’obiettivo di fare chiarezza. Non stiamo chiedendo nuovi diritti per raccogliere, usare o condividere i dati degli utenti su Facebook e non stiamo modificando nessuna delle scelte sulla privacy effettuate dalle persone in passato”.

Le nuove norme

Con questi aggiornamenti, Facebook metterà a disposizione dell’utente informazioni dettagliate sulle più recenti funzionalità del social e sulle modalità d’uso dei dati: “Nella nostra normativa sui dati – ha detto Egan assieme ad Ashlie Beringer, Vicepresidente e Consigliere generale aggiunto – spieghiamo tutti i casi nei quali condividiamo le informazioni e rendiamo più chiaro il nostro impegno nei confronti delle persone”. Nel frattempo, è stato reso noto che Mark Zuckerberg sarà ascoltato dal Congresso il prossimo 11 aprile: come spiegato dai parlamentari Greg Walden e Frank Pallone, “sarà un’occasione importante per far luce sulle critiche questioni sulla privacy dei dati dei consumatori e aiutare tutti gli americani a capire meglio cosa succede alle loro informazioni personali online”. Il ceo di Facebook, intanto, in un’intervista a ‘Vox’ riportata dal ‘Daily Mail’ avrebbe ammesso che il social network, per assicurarsi che i contenuti dei messaggi non devino dalle line guida, si è riservato di porli sotto controllo: una rivelazione che potrebbe aggiungere ulteriori problematiche per l’azienda legate soprattutto, evidentemente, alla privacy degli utenti.

Lo riferisce Facebook. Nella classifica seguono i filippini (1,4%), gli indonesiani (1,3%), i britannici (1,2%), i messicani (0,9%), i canadesi (0,7%), gli indiani (0,6%), i brasiliani (0,5%), i vietnamiti (0,5%) e gli australiani (0,4%).

Fonte: interris